Sono piacevolissime queste tre sonate per violino e pianoforte del compositore tedesco Cornelius Uwe Gustav Jenner, che nacque a Sylt, una delle isole Frisone che lambiscono il confine con la Danimarca, nel 1865, e iniiò a studiare in tenera età il pianoforte per poi dedicarsi da autodidatta alla composizione. Alcumi intellettuali di Kiel, accortisi delle doti del giovane, lo sostennero economicamente dopo la tragica fine del padre, morto suicida. Recatosi a Vienna, divenne appunto uno degli alievi preferiti di Brahms che lo aiutò a superare anche le sostegno finanziario. Dopo essere stato per qualche anno insegnante e maestro di coro a Baden, divenne Musikdirektor all'Università di Marburg dove si dedicò al l'attività musicologica e, in particolare, all'opera di Beethoven, Schubert, Brahms e al Lied. La Sonata in La minore Op. 8 fu composta a Vienna nel 1893, ma l'autore preferi revisionarla completamente prima della pubblicazione nel 1903. Il primo tenpo ha un carattere dolcissimo e malinconica che ricorda la Prima sonata per violino e pianoforte di Brahms, mentre l'ultimo - un allegro energico particolarmente bello - presenta un tema ricorrente di grandiosa solennità. La Sonata nr. 2 ci proietta, invece, in un clima gioioso: la piacevolezza delle melodie, così ricche di delicate fioriture virtuosistiche, è tipica di Jenner anche se si notano pure qui alcune idee formali di chiara matrice brahmsiana. In particolare, quando l'autore inserisce all'interno del secondo movimento (adagio) un piccolo allegretto, che possiede le fattezze di una danza barocca, non si può non pensare al Quintetto per archi in Fa maggiore di Brahms. La Sonata no. 3 è la sola in tre movimenti e in essa Jenner abbandona la tendenza a scrivere frasi regolari, preferendo strutture tematiche aperte. Così come accade in Brahms, in questa sonata - in cui vi è un'opposizione continua tra tonalità con i bemolli e quelle con i diesis - la trama dei motivi e dei temi è di una complessità tale che la forma sonata sembra vivificata da una nuova logica musicale. Di notevole intensità la lettura del violinista Rainer Schmidt, che si lascia catturare dal grande trasporto emotivo dei brani. La sua cavata energica e intensa riesce a disegnare un fraseggio sempre vario, spaziando in una vivace tavolozza di colori. Ottima anche l'interpretazione della pianista giapponese Saiko Sasaki, che ha un ruolo che va ben oltre il mero accompagnamento.