Un disco piacevole ed originale che tappa la bocca al luogo comune. Nell'Ottocento la storia della composizione al femminile non inizia con Clara Wieck, Né termina con Clara Schumann. Il nome di Jeanne-Louise Farrenc non dice molto, ma ancora un poco. Si tratta solo di pazientare e di trovare artisti capaci di scommettrer sul suo ritorno nel repertorio moderno. Nata e cresciuta in una famiglia di scultori parigini, i Dumont, ebbe la fortuna di non dover sottostare ai pregiudizi del primo Ottocento sulla sconvenienza, per una giovane donna, di una vita dedicata all'arte. Studiò da bambina pianoforte con Hummel e Moscheles ed a quindici anni entrò al Conservatorio nella classe di contrappunto di Anton Reicha. A diciassette sposa un flautista con spirito imprenditoriale che - seconda impensabile fortuna - non solo non le tarpa le ali, ma incoraggia la sua carriera e diventa il suo primo editore. I primi lavori per pianoforte vengono apprezzati da Schumann. Con grande coraggio ella sfida le convenzioni che riservano alle compositrici soltanto le piccole, «femminili» forme da salotto e scrive ben tre sinfonie di ardita concezione (alla faccia di chi pensa - anche oggi - che la donna non è portata per l'organizzazione formale. E le grandi romanziere, allora?). Fu allora che Berlioz commentò: «un talento eccezionale, per essere donna.» Era un scotto inevitabile, per l'epoca, ma la Farrenc non ebbe bisogno di vestire i pantaloni o di fumare il sigaro. Quando però vinse addirittura un importante premio di composizione e fu costretta a misurarsi con un mercato dominato da colleghi uomini, incontrò le prime difficoltà. Le sue sinfonie non vennero mai pubblicate fino ai giorni nostri. Dopo il 1840 si dedicò alla musica da camera, limitando il suo potenziale raggio d'azione. A questa nuova fase, negli anni stessi che videro la consacrazione parigina di Chopin e Liszt, appartiene il Nonetto op. 38, che fu dato in prima assoluta nel 1850; tra gli esecutori prescelti, il violinista era un certo tal Joachim (!). Il Nonetto, che in questo disco ascoltiamo per la prima volta in tempi moderni, è un capolavoro che merita di trovare il suo posto accanto ai lavori per ensemble di Beethoven, Weber, Schubert, Mendelssohn. Unisce chiarezza e vivacità francesi alla severità di elaborazione tematica di impronata tedesca. Nel panorama francese costuisce un anticipazione degli sviluppi neoclassici e filogermanici del secondo Ottocento. Il Trio op. 44, composto nel 1856, è nella linea Mozart-Mendelssohn e fu celebrato come «lavoro di perfezione classica». Il destino della Farrenc fu segnato dalla scarsa disposizione del pubblico francese verso questo repertorio ed in fondo dalla stessa concorrenza esercitata sul mercato concertistico di quegli stessi autori classici dai quali l'artista traeva ispirazione. Oggi potrebbe essere il momento giusto per la sua rivaluazione. Questo bel disco costituisce un primo passo in questo senso, anche grazie alla elegante e vivace realizzazione degli interpreti, l'ormai storico ensemble tedesco Consortium Classicum fondato dal clarinettista Dieter Klöcker, splendido interprete anche nel Trio.