No. 116/2000

Musica

Una chitara sublime

Una chitarra come fine e come mezzo, sublime e sublimata. E il perno di questo CD in cui si frontaggiano due cicli di composizioni: le tredici Canciones populares catalanas di Llobet precedute da Leoness e dall'arrangiamento di Clavelitos di Valverde ad opera del chitarrista-compositore catalano, e quasi tutti i Preludi di Tarrega, ai quali sono anteposti Danza mora e Minueto, ed e proposto a sugello del disco, Capricho Arabe. Per la prima volta i Preludi vengono davvero intesi come ciclo e l'occasione è stata offerta dallo strumento. Suonando un bellissimo esemplare di Torres, Grondona si è calato nei panni di Tarrega, che possedeva sicuramente une chitarra d'eccezione del sommo liutaio spagnolo. In un periodo di riflusso chitarristico, come avrebbe potuto il chitarrista-compositore nato nel 1852 impiegare uno strumento così innovativo e straordinario? Sagiandolo anzitutto nel mare magnun della musica: il senso dei prestiti da Beethoven, Schumann, Chopin, Brahms è d'essre dei saggi a collaudo di una nuova concezione dello strumento. Se tra une prova e l'altra il trascrittore si cimenta come autore, è possibile che attinga al ricco e inesauribile patrimonio nazionale, i cui risultati Grondona evita di contraporre agli altri e trasfigura ad espressioni carateristiche di un'unica ricerca artistica. Così Capricho arabe viene dilatato nei tempi e nelle sonorità: pianisticamente dilatato, al di là del carattere gitano di prestazione improvvisata e contingente. D'altronde l'esecuzione unitaria dei Preludi be valorizza l'individualità, che non si esauisce nella singolarità di fogli d'album, ma riverbera una magnitudo superiore. Vere e proprie trasformazioni, le Canciones populares catalanes vengono considerate come composizioni di Llobet per la sottigliezza impressionistica dell'arrangiamento e come origine della letteratura chitarristica novecentesca. Grondona va sprigionandone tutto il potenziale racchiuso nel trattamento strumentale, dimostrando come certa marginalità musicale possa in certi casi diventare una forza: Llobet in Spagna, come - mutatis mutandis - Hugo Wolf nell'Austria asburgica. Una prospettiva audace, di cui questo disco prova la plausibilità. Il liutaio Antonio de Torres (1817-1892) viene fin dal titolo considerato inter pares tra i due compositori che suavano e/o conoscevano i suoi strumenti, non solo per la sua importanza nella storia della liuteria chittaristica, ma anche perché attraverso di essi sgli è indiretto ispiratore della loro produzione. Grande inermediatore è Grondona, dalla G come guitarra: benché l'associazione sie del tutto libera e spontanea, il chitarrista genovese se l'aggiudica in virtù del suo stile, che celebra i valori profondi della musica nella sua effetualità strumentale. Quale nocchiero che conosce la rotta, egli sospinge i pezzi controllandoli al timone. dirigendo il transito, ossia lo svolgimento di ciascuna composizione. E precisamente in questo, nella definizione del passo, delle proporzioni, delle sonorità, delle pronunzia, degli accenti propri di un brano - colto nell'attimo fuggente e in toto - interviene il suo calibro artistico: dando l'impressione di una musica assoluta.