Composti nel 1799 (la data si evince dall'autogrfo), per il principe Franz Joseph «Max» Lobkowitz, i due Quartetti per archi op. 77 furono per la prima volta pubblicata a Vienna dall'editore Artaria nel settembre 1802. La fortuna goduta dalla musica di Haydn negli ultimi anni del XVIII secolo fu certamente alla base dell' interessamento di numerose case editrici alla pubblicazione di quest'opera; conseguenza di ciò sono le numerose fonti a stampa revisionate direttamente dall'autore che hanno creato qualche grattacapo agli studiosi haydniani incaricati di stabilire il testo per l'edizione critica. La prima menzione dei Quartetti op. 77 è possibile rinvenirla nella recensione della Allgemeine Musikalische Zeitung alla prim rappresentazione della Creazione avvenuta a Vienna nel 1789 nella quale si parla tuttavia di 6 nuovi quartetti del maestro viennese. Di fatto ne furono composti solo due, mentre i primi due movimenti di un terzo quartetto furono successivamente utilizzati da Haydn per l'op. 103. Per comprendere le motivazioni che spinsero l'anziano maestro ad interrompere la composizione degli altri quattro quartetti bisogna considerare une degli avvenimenti più discussi degli ultimi anni viennesi die Haydn: la forte rivalità con l'astro nascente Beethoven. I rapporti tra i due, si sa, non furono mai idilliaci anche a causa della searsa simpatia che la musica del giovane maestro di Bonn godeva presso il compositore austriaco. Questa crisi divenne più marcata allorquando Beethoven cominciò ad accettare molte delle commissioni rifiutate dallo stesso Haydn per generi musicali, ad esempio i concerti per pianoforte, che quest'ultimo non frequentava da troppo tempo. Sarebbe stato dunque il «bisogno» di evitare il confronto con i Quartetti op. 18 die Beethoven a spingere Haydn a non portare a termine iil lavoro confermando in questo modo i suoi «complessi di inferiorità» verso altre fortissime personalità in campo musicale. Un precedente è costituito, ad esempio, dal diretto confronto con Mozart. Haydn smise fin dal 1782 si comporre concerti per pianoforte e opere teatrali, generi nei quali Mozart era divenuto insuperabile.Qualunque sie l'opinione su questo tipo di argomentazioni è comunque molto curioso il fatto che non è difficile rinvenire, all'interno dei quartetti (sopratutto nei minuetti e trii dove il ritmo assurge ad elemento guida del brano), passi bei quali chiaramente Haydn si preoccupa di avvicinare il suo linguaggio a quello di Beethoven. I due Quartetti op. 77 sono stati a lungo considerati il non plus ultra dello stile quartettistico haydniano. Il primo movimento del Quartetto op. 77 no.1 è construito su un tema a a carattere marziale enunciato dal primo violino e sostenuto dal resto degli archi che hanno la funzione di squadrare il ritmo; il secondo movimento è un adagio che trova il suo corrispettivo in quelli dell'oratorio le Stagioni e nel quale l'intensità lirica si fonde con un'ardua scrittura strumentale. L'ultimo movimento contiene invece vari temi tratti dal bagaglio folkloristico magiarcroato. Il secondo quartetto mostra invece palesi le influenze dell'opera mozartiana (proprio in quel periodo Haydn aveva ricevuto una copia delle opere complete di Mozart dall'editore Breitkopf&Härtel). Già l'entrata del primo movimento ricorda il tema della seconda parte dell'aria del «catalogo» di Leporello nel Don Giovanni, mentre il carattere mozartiano viene pian piano fuori dalla trasparenza, dalla precisione e chiarezza della forma nonché dalla predilezione per asimmetrici gruppi di sei, sette, otto battute nel periodare melodico. Estremamente interessante è l'esecuzione del Quartetto Amati. Fondata nel 1981, questa giovane formazione si pone tra i complessi d'archi più interessanti di questi ultimi anni. Ottimamente amalgamati e straordinariamente equilibrati, i quattro componenti appaiono tecnicamente ineccepibili;l'uso di strumenti del secolo XVII di provenienza italiana contribuisce alla formazione di un suono di une trasparenza e di una dinamicità tutta particolare. Menzione d'obbligo per il primo violino e per il violoncello che seducono alla stregua di veri e propri solisti. L'approccio al capolavoro haydniano avviene non senza un certo piglio e vivacità che restituisce alla pagina smalto e luccentezza timbrica. Anche dal punto di vista interpretativo il complesso dimostra notevoli capacità. Apprezzabile è una certa tendenza alla drammaticità sopratutto nei movimenti estremi in cui più palese diventa il riferimento al quartettismo posteriore; i movimenti lenti sono invece pervasi da un'atmosfera sognante in piena sintonia con le suggestive aure mozartiane. Il tutto è supportato da una registrazione di grande livello tecnico.